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Archivio per la categoria ‘Divinità feline’

  • Maahes

    Data: 31.12.2008 | Categorie: Divinità, Divinità feline, Gatti | Risposte: 2

    Maahes (Mihos, Miysis, Mios, Maihes, Mahes) è una divinità del pantheon egiziano, raffigurata solitamente come uomo dalla testa di leone (leontocefalo) che regge in mano una spada od un coltello, può indossare la corona atef a piume remiganti oppure il disco solare e l’ureo, alle volte è raffigurato come un leone nell’atto di divorare un prigioniero; è un dio della guerra, ma è anche un guardiano ed un signore dell’orizzonte. Sembra sia anche da ritenere il protettore della matrilinearità, dei sommi sacerdoti di Amon ed il guardiano dei luoghi sacri.
    Le divinità feline erano considerate molto potenti, e pertanto erano associate ai faraoni, e divennero rapidamente patrone dell’Egitto; il geroglifico che indicava il leone maschio era usato anche in parole come “principe”, “forza”, “potere”.

    È considerato figlio della dea Bast e di Ra nel Basso Egitto (ossia la regione del delta del Nilo) oppure di Sekhmet nell’Alto Egitto (l’Egitto meridionale, a partire dalla prima cataratta del Nilo), e condivide le loro nature; come per la madre, il padre può variare secondo la regione, e forse anche in base all’epoca: Atum, Ra, Ptah.
    Nel suo ruolo di figlio di Ra, Maahes viaggia nella barca solare ed aiuta Ra a respingere gli attacchi del serpente Apophis ogni notte, ed è il dio che protegge il Faraone quando va in battaglia; in epoca greca gli fu attribuito il ruolo di dio delle tempeste e dei venti, e rappresentava anche la calura estiva; è legato anche agli olî ed ai profumi, esattamente come Nefertum, figlio di Sekhmet e Ptah nella triade di Menfi; alle volte i due dèi venivano identificati, e Maahes è rappresentato anche con accanto un mazzo fiori di loto.

    Il suo culto era praticato principalmente a Leontopolis (oggi Tell al Muqdam), dove vi era anche una necropoli di leoni sacri, ed a Per-Bast. Maahes era raffigurato nel tempio di Debod, lo stesso che fu spostato a Madrid durante la costruzione della diga di Assuan al fine di evitarne la distruzione da parte delle acque del bacino. Altri suoi centri di culto furono Edfu, Dendera, Meroe e le oasi di Bahriya e Siwa.
    A Leontopolis, dove anche Bast e Sekhmet erano adorate, nel tempio dedicato a Maahes erano allevati dei leoni, ed il tempio stesso sorgeva accanto a quello di Bast.
    Lo storico greco Claudio Eliano ci riferisce che:

    […] in Egitto venerano i leoni, e c’è una città che prende il nome da loro. […] I leoni hanno templi e numerosi spazi nei quali vagano liberi; la carne dei buoi viene loro data quotidianamente […] ed i leoni mangiano con accompagnamento di canzoni in lingua egiziana. [...]

    È menzionato a partire dal Nuovo Regno, ed alcuni egittologi pensano possa avere origine al di fuori dell’Egitto, soprattutto per la sua stretta somiglianza con il dio leone Apedemak adorato in Nubia e nella parte occidentale del paese; come Maahes sembra essere legato al simbolo reale, ed ha raffigurazioni molto simili, tuttavia sulle pareti di templi di Naqa appare anche come un serpente, con busto umano e testa leonina, emergente da un fior di loto o di acanto; oppure come figura umana con tre teste di leone e quattro braccia; può avere o no corna di ariete.

    Il suo nome significa "colui che è vero accanto a lei", ed inizia con i geroglifici che indicano il leone maschio, sebbene isolati significhino anche “(colui che può) vedere davanti”. In tutti casi, il primo glifo è anche parte del glifo per Ma’at, che significa verità e ordine; così avvenne che Maahes fu considerato essere il divoratore dei colpevoli ed il protettore degli innocenti: quando Ma’at viene violata gli dèi lavorano per ristabilirla, e Maahes viene inviato per punire i trasgressori. Altri suoi appellativi sono Signore del Massacro, Detentore del Coltello, Signore Scarlatto, Aiuto dei Saggi, Vendicatore degli Errori: era raramente chiamato col suo nome, analogamente a quanto avveniva in Grecia con le Erinni che venivano chiamate le Eumenidi (le Gentili) e ci si appellava a lui usando perifrasi.

  • Mafdet

    Data: 23.05.2008 | Categorie: Divinità, Divinità feline, Gatti | Risposte: 0

    mafdet1Mafdet è una dea felina della quale non sappiamo molto, se non che sembra essere di origine incredibilmente antica: la si trova menzionata fin dalla Prima Dinastia (grossomodo tra il 3000 e il 2800 prima della corrente era); veniva invocata come protettrice da morsi di serpente e punture di scorpione (e in generale contro gli altri animali pericolosi), e anche per riportare la salute a chi fosse stato morso o punto: è un simbolo di guarigione, sia fisica sia spirituale. Poiché i suoi artigli erano letali per i serpenti, simbolicamente l’arpione del faraone diventava l’artiglio di Mafdet col quale decapitava i suoi nemici nell’Oltretomba; nel Vecchio Regno era già considerata quindi uno dei protettori del potere. Combatte anche i malvagi, in generale, e quindi è anche collegata all’autorità giudiziaria; all’inizio del Nuovo Regno è raffigurata nella Sala del Giudizio nella Duat, probabilmente per decapitare i nemici del faraone. È anche la “Signora della Casa della Vita”, e protettrice dei bibliotecari del Tempio.
    Il suo nome, che troviamo menzionato nella Pietra di Palermo (V dinastia), significa “Colei che corre”, “Corridore” ed effettivamente sembra avere le sembianze di un ghepardo, ma potrebbe essere anche un leopardo o una pantera; è raffigurata sovente con capelli raccolti in trecce che terminano con delle code di scorpione, e a volte indossa una sorta di copricapo di serpenti. È anche descritta come avente dei serpenti attorno al collo, il che potrebbe suggerire un suo legame con la mangusta. Vi è anche un riferimento in un epiteto secondo cui Mafdet indossa una collana di chele di scorpione, probabilmente come trofei di quelli che ha ucciso. È rappresentata nei Testi delle Piramidi nell’atto di uccidere un serpente. La troviamo anche associata al dio nano Bes; e nel Nuovo Regno si diceva fosse figlia di Amon e Mut.
    Del culto incredibilmente antico di Mafdet non si conoscono al momento tracce significative, essendo lo stesso stato soppiantato da quello di Bast.

  • Bast

    Data: 28.02.2008 | Categorie: Divinità, Divinità feline, Gatti | Risposte: 2

    BastetNel vasto e multiforme pantheon egiziano Bastet è la dea gatta, rappresentata come donna dalla testa di gatto o come una gatta nera, il suo luogo di culto era la città di Per Bast –che i Greci chiamavano Bubastis-, nei pressi dei delta del Nilo, a circa 80 km a nord-est del Cairo.

    Dalla VI dinastia il culto si diffuse nell’Egitto, da locale che era inizialmente, e sotto il regno di Pepi II si immaginava Bastet come l’equivalente della Hathor di Dendera; Bastet aveva il potere di stimolare l’amore e la sessualità, e questa è una delle ragioni per cui il suo culto fu così popolare.

    Erodoto racconta che vi si svolgevano dei festeggiamenti periodici in onore della dea, con grande afflusso di fedeli e…

    Arrivano in barca, uomini e donne assieme, in gran numero su ogni imbarcazione; mentre camminano molte donne fanno musica con dei sonagli, degli uomini suonano il flauto, mentre altri cantano e battono le mani. Quando incontrano una città lungo il fiume portano la barca a riva, ed alcune donne continuano a suonare, come ho detto prima, mentre altre lanciano insulti alle donne del luogo ed iniziano a ballare agitando i loro abiti in tutti i sensi. All’arrivo celebrano la festa con dei sacrifici, e si consuma in questa occasione più vino che in tutto il resto dell’anno

    Lo stesso Erodoto afferma che il tempio di Bastet, costruito in granito rosso,  era il più bello del paese e che vantava il maggior numero di fedeli, parlando di almeno 700000 persone, “bambini esclusi”. L’importanza di queste feste sembrava poco realistica agli egittologi del tardo ‘800, ma nel 1887 un archeologo di nome Henri Édouard Naville, scoprì il sito e dimostrò la veridicità dei resoconti di Erodoto.
    A Bubastis è stata rinvenuta una grande necropoli di gatti e, sempre Erodoto, ci dice:

    I gatti defunti vengono portati a Bubastis, dove sono mummificati e sepolti dentro delle urne sacre

    Migliaia di felini furono sepolti in gallerie sotterranee della città e dei dintorni di modo che potessero portare il messaggio del loro padrone fino agli dei. Naville fece ricerche sia nel sito del tempio di Bubastis sia nelle catacombe dei gatti, oltre che in alcune sepolture faraoniche, e provò così che si trattava eventi religiosi considerevoli, i cui devoti erano di ogni classe sociale della popolazione egizia.
    Bastet nasce come divinità solare, personificando il calore benefico del sole, al contrario di Sekhmet che ne incarna il calore bruciante; solo in epoca greca venne assimilata ad Artemide, diventando così una dea lunare.
    Dalla II dinastia Bastet fu rappresentata come un gatto selvatico o come una leonessa; e solo dal 1000 a.e.c. ebbe la forma di un gatto domestico, ed in epoca greca divenne anche più comune la raffigurazione come donna dalla testa di gatto; inoltre fu associata al dio leontocefalo Mihos, venerato a Bubastis assieme a Thot, in qualità di sua madre e ad Atum, il demiurgo, come sposa. Secondo altre fonti, però, Mihos è figlio di Ptah e Sekhmet.
    Bastet è indicata figlia di Ra, oltre che come uno dei suoi “occhi”, ossia che veniva inviata per annientare i nemici dell’Egitto e dei suoi dei. È una dea dal duplice aspetto, pacifico e terribile: nella sua forma di gatta o di donna gatto è la dea benevola, protettrice dell’umanità, dea della gioia e delle partorienti; nel suo aspetto feroce è nota per le sue collere, rappresentata con testa leonina, ed identificata con Sekhmet, la Possente, dea della guerra (oltre che della medicina). Come tutti i felini è attraente e pericolosa assieme, dolce e crudele: è il simbolo della femminilità, la protettrice del focolare e della maternità, ma è anche pronta a lottare quotidianamente col serpente Apophis, colui che contrasta la corsa della barca solare e delle forze benigne della creazione. In una delle tombe della valle delle regine è raffigurata portando dei coltelli per proteggere il figlio del re, e si dice che abbia partorito ed allattato il faraone, del quale sarebbe la dea protettrice.
    Suo attributo era il sistro, strumento musicale creato da Iside, e detenuto anche da Hathor; uno degli appellativi della dea gatta era “Signora delle Bende”.
    Una leggenda dice che Ra, offeso dall’umanità, inviò Hathor per punirla e sterminarla; la dea, una volta assunta la forma di Sekhmet, iniziò la strage; in seguito Ra, mosso a più miti consigli anche dagli altri dei, cercò di richiamare la dea furiosa: a questo scopo fece preparare della birra mischiata con ocra rossa per avere una liquido simile al sangue, e lo fece versare sul terreno. Sekhmet lo vide e lo bevve, ed ubriaca si addormentò, calmandosi. Passata la collera la dea assunse la forma di Bastet; un’altra variante del mito afferma che Bastet si bagnò nel Nilo e che in seguito tornò a Bubastis: sembra i devoti egiziani ripercorressero questo viaggio in onore della dea e  come venerazione per i gatti.
    Il tema della dea in forma terrificante, ed intossicata dalla distruzione è presente anche in altre culture: basti pensare al mito della nascita di Kali per gli induisti, che presa dall’ebbrezza del sangue mentre distruggeva i demoni mise a rischio l’umanità intera finché il marito Shiva non le si sdraiò sotto i piedi, facendola così riscuotere e tornare alla realtà.

    Ho trovato i testi su wikipedia, e tradotto quando seriviva:

    http://fr.wikipedia.org/wiki/Bastet
    http://it.wikipedia.org/wiki/Bastet

 

Avete appena detto

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