Archivio per la categoria ‘Teresina’
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Scene di ordinaria teresina
A spizzichi e bocconi sto riemergendo dal trasloco: non ho ancona il gas per problemi burocratici e momentaneamente adopero quello di una bombola; ma ho scoperto che la caldaia non scalda l’acqua sanitaria perché l’idraulico mona che ha fatto l’impianto ha collegato i tubi al contrario, per cui l’acqua fredda entra da dove dovrebbe uscire la calda e quindi il bruciatore non va in attacco: pazienza, tanto mi lavo al lavoro.
Oggi sono stato alla benedetta Ikea per prendermi un paio di moduli di Billy per mettere su una libreria, che ho piazzato in una nicchia del corridoio: quel tanto da disimballare la Liselotte, Saint-Simon, la genealogia dei Borbone e quant'altro.
Fatto il mio giretto lampo (tanto, oramai l’Ikea la so girare anche con gli occhi bendati) arrivo in parcheggio, e mi metto con scarsa convinzione a cercare la macchina: non mi ricordo mai dove la parcheggio, ma mi succede da anni. Vedo una donna circa mia coetanea che girovaga con due sportone di carta piene al seguito; le sorrido, mi sorride e mi chiede:
- Non la trovi neanche tu?
- No.
- Siamo in due. Comincia a diventare grave.È bello sentire di non essere soli al mondo!
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Don’t Cry For Me Argentina
Siamo in auto, Ale e io.Alla radio passa la Milva che ulula Non piangere per me Argentina, e io mi ricordo che quando abbiamo trovato la Felicia si chiamava Evita, e quando ci ripenso me la immagino sempre con lo chignon e lo chanel, affacciata al balcone, che gnaula quella canzone. La canzone smuove altri ricordi al mio uomo:
Ale: Evita Peron era cliente di Dior.
Mauro: in che maniera?
Ale: che cosa?
Mauro: parente di Dior -
Ore sette del mattino
Ore sette del mattino, smonto dal turno di notte.Monto in auto.
Infilo la chiave nel quadro.
La giro.
Accendo i fari.
Allaccio la cintura.
Regolo il riscaldamento e la ventola.
Accendo la radio.
Tolgo il freno a mano.
Ingrano la prima.
Accelero.
Perché non parti? Ti ho appena da un mese e già rompi?Eh, mi sa che forse accendere il motore aiuterebbe.
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Maglietta nera
La scorsa settimana sono al lavoro, in questi giorni sono in turno con Sam.Ad un certo punto, finito un lavoro, dobbiamo cambiare i clichè per il successivo; lui si trova su una predella a oltre un metro e mezzo da terra, in pratica coi piedi all’altezza del mio naso.
Gli passo un clichè e, nel metterlo in macchina, alza le braccia e la maglietta gli esce dai pantaloni, scoprendogli la pancia.
Io, che un’occhiata non la nego mai a nessuno, guardo in su e penso: “ma col caldo che c’è come fa a stare con la maglietta della salute addosso, nera per giunta?”.
Dopo qualche decimo di secondo mi rendo conto dello svarione: non è una maglia nera, è solo che Sam viene dal Camerun ed è nero di suo. Anzi no, marrone: ci tiene a sottolinearlo.
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Alla ricerca… della memoria
Nel film Alla ricerca di Nemo compare il personaggio di una smemoratissima pesciolina di nome Dory.
Ecco un estratto di un dialogo tra lei e Marlin, il padre del protagonista Nemo.Marlin: ma di cosa stai parlando? Mi facevi vedere dove è andata la barca!
Dory: una barca? Hey, io l'ho vista una barca! È passata di qui un attimo fa! È andata… di là! È andata da quella parte! Seguimi!
M.: aspetta un momento! Aspetta un momento! Cosa stai facendo? me l'hai già detto da che parte è andata la barca!
D.: già detto? Oh no.
M.: e se questo vuole essere una specie di scherzo, non è divertente! E io me ne intendo… Sono un pesce pagliaccio!
D.: no, non lo è. Lo so che non è divertente… mi dispiace tanto! ma io… soffro di perdita di memoria a breve termine.
M.: perdita di memoria a breve termine? Non ci posso credere!
D.: no, è vero! Dimentico le cose all'istante… tutti così in famiglia! Beh, insomma… almeno credo che tutti… mmmh. Che fine hanno fatto? Posso aiutarla?Qualche cosa mi fa identificare molto con lei: credo si tratti della teresina; quasi quasi alla prima occasione cambio avatar.
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Il mocio
Giovedì ho avuto un cambio turno, quindi mercoledì sono andato a letto prima di mezzanotte per svegliarmi poco dopo le quattro, non avendo dormito nulla per via del caldo; aggiungiamoci che in questi giorni ho un bel po’ di casino in giro, e sono anche meno lucido e reattivo del mio solito. Per farla breve, ad un certo punto della mattinata sto finendo di versare dell’inchiostro in una pompa, saranno stati 3 o 4 chili di roba, mi scivola dalle mani il vaso di colore e finisce di piatto per terra, lavandomi le scarpe e l’ultimo paio di pantaloni ancora sani.
Piglia al volo stracci, carta asciugamani e mocio e mettiti a tirare sul tutto il troiaio prima che si secchi inchiodandosi sul pavimento, perché poi a levarlo ti ci vogliono le fatiche di Ercole.
Intanto preparo anche altri 15 kg di colore nuovo, perché la macchina continua a correre anche se io faccio disastri.Son lì che ramazzo con un mocio vecchio di prima della Grande Guerra, che ha meno capelli lui del mago Silvan, e intanto penso che mi manca solo di inzupparlo nel secchio del colore nuovo, poi sono a posto…
Alzo il mocio, lo tuffo senza guardare nel secchio per risciacquarlo (tanto il secchio è a venti centimetri dai miei piedi), ma mi accorgo che fa un rumore strano, invece di splish splash fa più un glorp glorp, come la polenta prima di iniziare a bollire.
Mi giro, impiego un po’ a credere a quel che vedo ma mi arrendo all’evidenza: stavo maestosamente sciaguattando il mocio di cui sopra dentro il secchio con il colore nuovo!
Rincoglionimento o premonizione? Grande maga!
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Dialoghi surreali
Siamo in auto, ed Ale legge un cartello. Io, come al solito, quando guido recepisco si e no metà di quello che mi dicono. Mauro: come il ballo?
Ale: eh?
M.: dicevo, come il ballo? (facendo un gesto tremolante con la mano)
A: il Sambuco?
M.: no, i sambuchi non ballano
A.: io ho detto Agriturismo “Il Sambuco”
M.: Ah, io ho capito ”San Vito”
Al parco, vediamo una famigliola di turisti romani che fotografa i bambini davanti al recinto dei daini. Il bimbo avrà circa 3 anni, è in piedi e la sorellina (di circa 7 anni) è accovacciata dietro a lui per tenerlo fermo.Papà: Gianluca, guarda papi bello.
Bambina: Gianlu, se ‘n guardi a papi qua ‘n ce tornamo più.Simpatica, a quell’età già coi ricatti morali in conto terzi! La bimba farà strada.
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Da così a peggio
Arrivo a casa dopo il lavoro, mi spoglio ed infilo le ciabatte. Mauro: Che palle, ho i piedi così gonfi che non mi entrano neanche le ciabatte.
Ale: Guarda che stai cercando di infilarti le mie, è solo per quello.[NdMauro: Ale porta il 41, io il 44]Sabato sera guardo un disegno che Ale ha appena fatto a matita, un ritratto veloce di Madame Royale, la figlia di Maria Antonietta. Alzando un pochinino il foglio al lucore della tv vedo comparire un altro viso, ma leggerissimo, tratteggiato con un grigio incredibilmente tenue.
Mauro: Bhe, ma che bello questo. Come hai fatto a fare un colore così leggero?
Ale: Amore… giralo. È dall’altro lato del foglio -
Teresina saturnina
Sabato pomeriggio gironzoliamo per il centro, Ale guarda le vetrine in cerca di nuove idee da proporre al suo datore di lavoro; vediamo un capo di Dior… o di Chanel (che ne so io, erano nella stessa vetrina!): un tessuto leggero, di un bel colore rosa, forse rosa antico ma con una sfumatura verso il malva, con un volan ampio sul fondo; è un po’ strano, sembra una singola gamba di un pantalone a zampa di elefante, e costa la follia di 4160 euri!
Minchia, penso, e per darti l’altra gamba che vogliono? Ale mi fa notare che non è un pezzo di una braga, ma un vestito (direi fatto come un baby doll) piegato in due. -
Minnie Minoprio ed il Canova
Fine settimana culturale.
Sabato con amici, a Forlì per la mostra del Canova. Oramai, dopo almeno tre mostre diverse e un giro alla gipsoteca canoviana posso tranquillamente affermare che il Canova ci piace; sulle sue doti di pittore ho qualche dubbio, ma la maestria con cui trattava il marmo è fuori di ogni discussione. Non sto lì a sbrodolare su un moderno Fidia perché non ho nessuna preparazione artistica, e sarebbe ridicolo; posso però dire che le sue statue hanno qualcosa di vivo, come molte delle greche che ho visto in giro per musei, che mi pare mancare completamente a quelle dei periodi posteriori e, soprattutto, a quelle moderne. Mettiamo in conto che Canova ha ritratto parecchia gente che Ale e io conosciamo bene, a partire dalla Paolina, e che quindi c’è una specie di legame empatico con la statua che negli altri casi viene a mancare.Dopo la mostra siamo stai scortati dalla nostra amica Donzi in quel di Castrocaro Terme (posto cvhe ha fatto venire voglia ad Ale di cantare Non ho l’età, chissà come mai…) per una solenne abbuffata. Paesino delizioso, che non abbiamo avuto il tempo di girare decentemente, ma del quale conserviamo un ottimo ricordo di “magna & beve” del ristorante La postierla.
Al ritorno tappa a Ravenna per vedere i mosaici di San Vitale ed il mausoleo di Galla Placidia, che a quarant’anni suonati non avevo mai visto.
Non mi sono fatto mancare nemmeno il mio solito accesso di teresina: in auto, passiamo davanti ad un cimitero; Ale nota i lumini accesi nel buio, io raccolgo solo qualche frammento della frase ma serafico chiedo:
Mauro: Ma dove l’hai vista?
Ale: Chi?
M.: Minnie Minoprio!
A.: Eh?
M.: Non hai detto “Guarda, Minni Minoprio”?
A.: No, ho detto “Guarda, i lumini nel buio”Minnie Minoprio è il nostro nuovo tormentone.
Avete appena detto
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